La mia Pasqua

Quando ero piccolina, ma gia’ pesavo come un mattone pieno, era tradizione passare la Pasqua in cascina dai nonni a La Morra a mangiare le uova ripiene , ( che oggi sono la mia specialita’) l’insalata russa fatta con l’aceto, e i tajarin con il sugo di frattaglie di gallina e coniglio che regolamente io mangiavo conditi solo con il burro e il parmigiano che aveva la crosta nera .pasquauova2
Nonna Neta nascondeva delle uova di cioccolato ricoperte di glassa bianca nel pollaio dove le “coche” andavano a fare l’uovo.
Per anni ( forse fino a 14 ….) prima di mettermi a tavola mi diceva di andare a prenderle le uova perche’ le galline avevano cantato. Io partivo felice giaì sapendo cosa mi aspettava, e una volta nel pollaio rabastavo nel nido fatto di paglia, dove a volte ci stava ancora la gallina accomodata,  a cercare le uova di glassa mischiate a quelle vere ricoperte da un roseo guscio screziato.
Era bellissimo scendere la scaletta malferma a pioli con le uova finte in mano e un paio di quelle vere ancora tiepide, una felicita’ stupida ma vera che non mi è piu’ capitato di provare.
Cosi’ ora quando passo di fronte alle vetrine delle pasticcerie e vedo le uova bianche di glassa torno sempre con il ricordo al pollaio della cascina Bojolo e alle pasque che c’ho passato!

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16 thoughts on “La mia Pasqua

  1. “Il parmigiano con la crosta nera” Wooooodddd MITICA, non dirmi che ti ricordi di quando il Parmigiano-Reggiano aveva la crosta nera. Nera perchè era stata “spalmata” con una sostanza di consistenza cerosa (credo fosse nerofumo e olio di vinaccioli) al fine di consentire alla forma la miglior stagionatura possibile. Ad un certo punto (direi più che altro per ragioni di marketing e presentazione del prodotto, oltre che per la costruzione di appositi magazzini di stagionatura con temperatura e umidità controllate) la “cera” scompare e la forma presenta la regolare scritta a punzoni. Fino a qualche quinquennio fa c’era anche la distinzione tra Parmigiano e Parmigiano Vernengo, ossia quello prodotto nei periodi invernali, quelli dove la vacca produce il latte alle qualità migliori dato che non patisce i caldi estivi.
    Ora leggo il resto del tuo post 😉

  2. Gesti passati, emozioni e ricordi di tempi e persone vicine ma distanti. Il gusto più dolce che amaro dell’amarcord intriso di malinconiche reminiscenze… … …

    Porca vacca come sono buone le uova di cioccolato con la glassa…

  3. Grazie Rifo! oh si si!! io il parmigiano da mia nonna Neta l’ho solo e sempre visto con la crosta nera! non sapevo per quale motivo , grazie per avermelo spiegato..
    Il prossimo post lo faro’ sulla Pastura …io le ho portate le mucche nei prati a pascolare! per sul serio!

  4. Che bei ricordi! 🙂
    Io però quando dovevo raccogliere le uova non mi osavo di spostare la gallina… una volta mio nonno me ne aveva anche lanciata una in testa per sbaglio. Bleaah

  5. come non pensavi, wood… l’Italia è un paese di bucolici … abbiamo tutti (chi più chi meno origini contadine…). Io ero uso fare due buchi alle estremità delle uova (ancora calde … ma dopo essere state accuratamente pulite …) con dei ferri da maglia e suggerne il contenuto… Inoltre bevevo il latte appena munto nella stalla del nonno col mestolo, altro che pastorizzazione e microfiltratura (pensa che non mi è mai venuta neppure la cagarella…ovviamente perchè avevo già gi enzimi adatti alla digestione del latte fresco). Non ti parlo del radicchio selvatico (da noi “grugno”) ne del burro e dei formaggi fatti in casa…

  6. Rifo! Puzzesco! anche io bevevo il latte appena munto!A volte la mucca passava nel cortile di casa e avolte Nonna Neta mi mandava a prenderlo alla sera con una bottiglia verdona, ancora caldo lo faceva bollire..io mi lappavo sempre la crema sopra, ora non lo farei piu’ mi farebbe un po’ senso..

  7. anche io vorrei la ricetta delle uova ripiene!

    E aggiungo che io invece andavo da mia zia a prendere le uova fresche da bere, mi faceva un po’ schifo ma una volta che mi attaccavo al guscio tiravo via tutto… aaaaaaaaaa che buoneeeeee

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